Romania, Georgescu resta fuori dalla corsa per le presidenziali. La rabbia dei sostenitori: «Ladri»

Respinto il ricorso del filorusso che aveva vinto le elezioni (poi annullate): non correrà a maggio

di Alessandra Muglia

La Corte Costituzionale romena ha impiegato poco più di un’ora per emettere il suo irrevocabile verdetto: Calin Georgescu resta escluso dalla corsa alle presidenziali in Romania. «Il suo ricorso è stato respinto all’unanimità» hanno reso noto i giudici, confermando la decisione della Commissione elettorale che domenica scorsa aveva bandito la candidatura del leader dell’estrema destra alle elezioni del 4 maggio citando irregolarità nella documentazione presentata e le indagini penali a suo carico, comprese quelle di attacco all’ordine costituzionale e creazione di una organizzazione fascista e razzista.

Le motivazioni della Corte non sono ancora state rese note ma si presume siano allineate a quelle che avevano indotto a dicembre gli stessi giudici ad annullare la tornata elettorale vinta al primo turno da Georgescu: tra i sospetti di interferenze russe, i togati avevano deciso di cancellare l’intero processo elettorale per «garantirne la validità e la legalità». Una sentenza senza precedenti arrivata dopo che documenti dell’intelligence romena avevano indicato che Mosca avesse coordinato attacchi ibridi per influenzare pesantemente le elezioni dell’ex Paese sovietico poi entrato nell’Ue e nella Nato. Ad aggravare a livello giudiziario la posizione di Georgescu è stata la sua incapacità di dar conto della provenienza dei fondi che hanno finanziato la sua massiccia campagna social che lo ha spinto, a sorpresa, alla vittoria.

Ombre che non hanno appannato la sua stella: i sondaggi continuano a darlo come favorito con percentuali intorno al 40 per cento. Ieri sera diverse centinaia di sostenitori sono tornati a manifestare: «Ladri, ladri» hanno urlato davanti alla sede della Corte, dopo il verdetto.
«Ancora una volta la Corte costituzionale si sta prendendo gioco del popolo romeno, attaccando la nostra democrazia e i nostri diritti e libertà» ha tuonato su X l’altra figura di spicco dell’ultradestra nazionalista, George Simion. Potrebbe essere lui a rimpiazzare Georgescu: i partiti che lo sostengono — Aur e Pot — hanno tempo fino a sabato per registrare un altro nome. In corsa per ora restano il candidato della coalizione europeista al governo, Crin Antonescu e il sindaco di Bucarest Nicusor Dan. Si prospettano due mesi di grande agitazione e una campagna elettorale infuocata.

Il caso Romania torna ad attirare l’attenzione internazionale. Georgescu ha sempre negato di essere filorusso, preferisce definirsi trumpiano. Tuttavia, tra le più forti reazioni oltre confine si è registrata ieri proprio quella del Cremlino: l’esclusione di Georgescu è «una violazione delle norme democratiche, sarà illegittima qualsiasi elezione in Romania che escluderà questo candidato», ha affermato il portavoce Dmitri Peskov che ha anche bollato come «sciocchezze» le affermazioni sui legami di Mosca con Georgescu. Per il politologo Marius Ghincea, «le democrazie hanno sempre riconosciuto che a volte è necessario adottare misure eccezionali per salvaguardare la democrazia. L’importante è definire i criteri e fornire giustificazioni pubbliche. È qui che le istituzioni romene, compresa la Corte, hanno fallito», sostiene.

 

 

 

FONTE: CORRIERE DELLA SERA

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