CUSTODI DELLA PACE NEI CROCEVIA DELLA STORIA  

Padre FRANCESCO PATTON Custode di Terra Santa e Guardiano del Monte Sion in visita alla Basilica Santo Sepolcro di Barletta

“Beati gli operatori di pace”, una delle beatitudini che abbiamo ascoltato durante la lettura del vangelo di Marco, domenica 30 gennaio, IV del tempo ordinario. Vangelo che non poteva essere più calzante quel giorno, data la visita di Padre Francesco Patton, il Custode della terra Santa, alla Basilica del Santo Sepolcro in Barletta.

Proprio Lui, è l’operatore di pace per eccellenza, essendo tra le principali autorità religiose cristiane in Terra Santa che insieme al Patriarca ortodosso e quello armeno, è responsabile di tutte quelle consuetudini (Status quo), che regolano la vita di alcuni santuari, tra cui la Basilica del Santo Sepolcro e della Natività.

 

Custodire la pace, coltivare la pace… due concetti che si sono spesso ripetuti durante la conferenza che si è tenuta nella Basilica, a Barletta, dopo la Celebrazione Eucaristica presieduta proprio dal padre, frasi che hanno permesso a tutti i presenti di allargare lo sguardo e sentirsi uniti a tutti i cristiani in Terra Santa, grazie proprio alla testimonianza che il presbitero dei frati minori ha voluto condividere.

“Custodi della pace nei crocevia della storia” questo il titolo della giornata, che prende spunto da una riflessione dal Papa durante un viaggio in Thailandia nel 2017, dove invitava un gruppo di gesuiti ad essere proprio crocevia della storia, proprio come Padre Francesco, testimone che vive nei crocevia della storia, a Gerusalemme, sede delle tre grandi religioni monoteiste (cristiani, ebrei, musulmani) e dei luoghi Santi, chiamato a custodire la pace.

 

In queste settimane, si è sentito tanto dai telegiornali alle principali testate giornalistiche, parlare di questa serie di attacchi e violenze tra israeliani e palestinesi, come non si sentiva da parecchio tempo.

Ma quindi la pace dove è? “La pace sia con voi”, il saluto di Gesù, la pace come annuncio che risuona da millenni, ma che sembra non abbia trovato ancora terreno fertile… Come ha detto il padre: “Dobbiamo solo capire che un po’ di pace c’è, altrimenti non parleremmo di pace da custodire… Dobbiamo cambiare prospettiva e non essere pessimisti, sì sicuramente è un contesto difficile, il Medio Oriente è come una pentola a pressione, e dato che i cristiani di tutte le chiese in medio oriente sono pochi, in una situazione dove ci sono contendenti che si confrontano spesso con conflitti nella zona Israele-palestinese, la comunità cristiana può essere solo un piccolo vaso di coccio”, poi ha continuato facendo una serie di esempi di convivenza e di pace, “I frati della custodia di Terra Santa, in primis, devono vivere la pace tra loro, per poi trasmetterla alle persone che accolgono e che arrivano nei santuari”; ha anche parlato del grande lavoro di restauro del pavimento della Basilica del Santo Sepolcro, segno di collaborazione tra greci, armeni, siriani, anglicani, segno di relazioni “fraterne” come le ha definite, che hanno segnato un cambio di atteggiamento gli uni nei confronti degli altri, che ha portato perfino a segnare un reale contenuto di fraternità nello scambio di auguri durante le feste; per poi concludere con il più grande segno di rispetto e convivenza, parlando della scuola di musica “Magnificat”, presente a Gerusalemme ma con grandi rapporti in Italia, data l’affiliazione con il conservatorio di Vicenza, dove grazie allo studio della musica si riesce a tenere insieme ebrei, musulmani e cristiani. “La pace quindi è armonia, quando ci si mette insieme a suonare, bisogna accordare gli strumenti, all’inizio è faticoso, ma un grande sogno è proprio quello di vedere un giorno persone ostili tra loro, suonare e cantare insieme”, così ha concluso il suo racconto Padre Francesco Patton, che ovviamente ha voluto proprio sottolineare il suo intento e voglia, in quanto Custode dei Luoghi Sacri, di “portare davvero frutti di bene” e che se si vuole costruire una prospettiva di convivenza reale e di pace, non c’è alternativa al dialogo, che sicuramente dal 2016 (a seguito del decreto di nomina da parte della Santa Sede), ad oggi (suo secondo mandato, che nel 2025 scadrà), ha portato avanti in maniera incessante, in modo che la “Pace in Terra”, proclamata anche nel Gloria, non sia mai poca, perfino in quei luoghi che ne hanno davvero bisogno.

Ottimi spunti di riflessione che, come ha detto il nostro arcivescovo Leonardo D’Ascenzo, a conclusione dell’incontro, devono solo spingerci alla preghiera e all’impegno, per essere veri testimoni e operatori di pace, con un cuore pacificato, disarmato e senza pregiudizi.

“La pace non può regnare tra gli uomini se prima non regna nel cuore di ciascuno di loro”

-Giovanni Paolo II-

 

 

Savio Rociola

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